Il peso delle aspettative

Il peso delle aspettative: tra sogni di gloria e la dura realtà del campionato.

Succede ogni weekend. Tribune piene, campi sintetici che profumano ancora di gomma, borsoni più grandi dei bambini, e genitori pronti alla battaglia psicologica: “Dai, oggi devi vincere eh!” .

Il calcio giovanile è un mondo meraviglioso e terribile allo stesso tempo.
Meraviglioso, quando vedi bambini che giocano solo per il piacere di farlo.
Terribile, quando attorno a quel pallone si carica un peso che non dovrebbe appartenere a nessun bambino: il peso delle aspettative .

La domanda che dovremmo farci è semplice:
Di chi sono questi sogni? Dei bambini… o nostri?

LE ASPETTATIVE: UN FARDELLO O UNA ZAVORRA?

In trent’anni che vivo i campi da calcio ho sentito di tutto.

  • “Mio figlio è un diamante grezzo , bisogna solo trovare chi lo sa lavorare.”
  • “Oggi ha giocato malissimo, quando arriviamo a casa gli faccio un c*** così!”
  • “Devo portarlo in una società più competitiva, così si stimola.”
  • “Il mister lo fa giocare fuori ruolo… a sette anni !?”

Sette anni. SETTE. Alla faccia dell’infanzia.

Ogni volta che sento queste frasi mi verrebbe da chiedere: ma vostro figlio si diverte?

Perché è questo il punto: spesso non sono i bambini ad avere aspettative. Siamo noi adulti.

E lo si vede lontano un chilometro. Bambini che giocano con le spalle curve e lo sguardo continuamente rivolto verso la tribuna, non verso il campo. Non cercano il pallone. Cercano l’approvazione.

“Papà, ho fatto bene?”
Non dovrebbe andare così.

MISTER E GENITORI: RUOLI DIVERSI, OBIETTIVO UNO

Lo dico da allenatore, con la massima trasparenza e con un filo di ironia:

“Genitori… fate i genitori.
Allenatori… facciamo gli allenatori.”

Da mister ai mister:
Smettete di voler fare Guardiola in miniatura .
Parliamoci chiaro: nessuno diventa campione a 9 anni perché ha imparato a scaglionare la squadra tra le linee.

Prima di tutto devono amarlo , questo gioco.
La tattica di squadra arriverà. Non c’è fretta.

L’ordine è semplice:

  1. Passione
  2. Tecnica di base
  3. Tattica individuale
  4. Tattica di squadra

Se inverti l’ordine, alleni robot. Non calciatori.

ANEDDOTO REALE (E UN PO’ AMARO)

Un giorno a fine partita si avvicina un genitore, imbufalito:

“Mister, non capisco perché oggi non l’hai fatto giocare punta. Lui è un attaccante!”

Gli rispondo:
“Vero. Oggi ha giocato mezz’ala perché volevo farlo lavorare sul controllo orientato.”

Lui ribatte:
“Eh ma in quella posizione non segna !”

Ecco, il problema è tutto lì.
Lo scopo non era far crescere il ragazzo.
Era farlo segnare. Per poter dire in giro quanto fosse forte.

Non è calcio.
È ego.

IL PESO INVISIBILE

Quando un bambino scende in campo con la paura di sbagliare, non giocherà mai bene.
E spesso non è paura del mister.
È paura del genitore .

Paura di deluderlo.
Paura di non essere “abbastanza”.

È un macigno che pesa più di qualunque pettorina.

I bambini non devono vincere .
Devono vivere .

Vivere il campo, l’errore, il gol mancato, il gol segnato, l’amicizia.

Devono cadere e rialzarsi, senza che nessuno li faccia sentire sbagliati .

L’ESSENZA DEL GIOCO

Ricordiamoci questo:

“Non tutti diventeranno calciatori.
Ma tutti possono diventare persone migliori grazie allo sport.”

E questo può succedere solo se:

  • si divertono,
  • sbagliano senza essere giudicati,
  • sentono di avere un posto dove valere anche senza segnare.

Il calcio è già abbastanza difficile. Non appesantiamolo con le nostre frustrazioni.

I bambini non hanno bisogno di pressioni.
Hanno bisogno di fiducia.

Il compito è semplice:

Genitori: amate, sostenete, applaudite.
Mister: trasmettete passione.
Bambini: giocate.

Se vogliamo davvero aiutarli, lasciamoli liberi di sbagliare, liberi di provare, liberi di sognare.

Perché il peso delle aspettative… non dovrebbe essere portato sulle spalle di un bambino.

Per rimanere aggiornato sulle attività di Brianza Tornei seguici su Instagram e Facebook.

Tornei estivi

No posts found.